La Casa per la pace di Milano è un catalizzatore di energie luogo creatore di sinergie fra le associazioni. Uno spazio di discussione ed elaborazione politica e un luogo di attivazione della città su questi temi. Uno spazio disponibile per la realizzazione di iniziative che sappia essere luogo di comunicazione tra le diverse realtà pacifiste cittadine.Abbiamo collaborato con loro offrendo cioccolata come uno dei premi per la lotteria che finanzia i viaggi di conoscenza in Israele-Palestina di quest’estate.
Da qualche mese i nostri prodotti godono della certificazione VeganOk, il certificato vegan dei prodotti etici che nel rispetto della normativa ISO 14021 è definita di 2° tipo e cioè “Etichette ecologiche che riportano auto-dichiarazioni ambientali da parte di produttori, importatori o distributori di prodotti, senza che vi sia l’intervento di un organismo indipendente di certificazione”. La scelta di questo tipo di certificazione permette di soddisfare le esigenze di chi acquista e di chi vende. Chi acquista ha la garanzia di una certificazione attuata nel rispetto della normativa ISO 14021, quindi potendo contare sulla certezza quanto dichiarato e con un preciso responsabile che risponde direttamente di quanto dichiarato. Chi produce ristabilisce un diritto di semplificazione ed autorevolezza del proprio operato attraverso l’acquisizione di responsabilità che l’utilizzo della certificazione comporta. Inoltre evita di dover ricaricare i prodotti di costi che le certificazioni con procedure più complesse generano sempre e che vengono di fatto trasformati in prezzi più alti per il consumatore. La nostra cioccolata è realizzata con materie prime di origine vegetale, senza glutine, senza lattosio o altri allergeni, e con cacao minimo 45%.
Abbiamo partecipato a Ottobre al Feminist Blog Camp, in occasione del quale è stata creata una cioccolata modicana “femminista” che abbiamo chiamato Majara che in siciliano indica la donna che fa magie, colei che ha la profonda conoscenza della natura e dei poteri delle pietre.
Come isole, tutte noi donne un pò majare, comprendiamo che il vento, le bufere e le mareggiate che tanto ci hanno sconvolto, in realtà hanno solo levigato e forgiato nuove parti di noi.
Man-chò. “Cibo degli angeli”, “sudore di stelle”, “miele di rugiada”. Il marchio Man-chò nasce dall’incontro fra un produttore di manna referente del presidio Slow Food di Pollina (sulle Madonie) (Giulio Gelardi) e alcuni produttori dolciari modicani: collegare due prodotti tipicamente siciliani per dare loro reciprocamente forza e respiro. Vengono realizzati i seguenti prodotti: barretta di cioccolato modicano alla manna, dolcini alla manna. Giulio Gelardi produce manna dai 500 frassini della sua terra, proseguendo la tradizione del padre, del nonno e del bisnonno. Ha inventato un metodo per estrarla più pura, attaccando vicino all’incisione del tronco da cui sgorga questa linfa dei fili di nylon lungo i quali la manna cola, solidificandosi subito. Produrre manna pura ha significato la possibilità di venderla direttamente e quindi di eliminare almeno 4 intermediari. Delle sue giornate trascorse in campagna commenta: “qua la solitudine non esiste: diventa tutta una curiosità, uno studio. Fare la manna non è solo raccogliere, è una forma di simbiosi… Io se produco qua, di questa terra devo conoscere i fiori, devo sentire il posto…”. La produzione di manna va dai primi di luglio a settembre. Le incisioni vengono fatte orizzontalmente, a circa 2 cm una dall’altra e iniziano dal basso del tronco, non si devono mai sovrapporre. Per incidere – ntaccare – tutte le sue piante, Giulio ci mette circa 3 ore al giorno. Storia della manna. La manna è una coltura da Terzo Mondo perchjé sulle Madonie viene prodotta ma tutta la lavorazione viene fatta altrove. Negli anni ’30 e poi nei ’50 ci furono dei boom di produzione (fino a 8000 quintali l’anno) dal momento che sostituì l’olio di ricino con funzione purgante.Negli anni ’30 la manna fu uccisa dalla mannite estratta industrialmente dalla manna, tanto che nel 1928 si rese necessario promulgare una legge che definisse cosa è la manna. Anche nel 1952 arrivò il crollo.Nel 1957 fu creato il Consorzio che raccoglie quella sporca da vendere all’industria, ma curiosamente non ne fanno parte i produttori di manna, bensì i proprietari di frassineti. Il Consorzio sostiene lo sviluppo industriale della manna, quindi non la qualità. La manna industriale pare sia anche un ottimo taglio per eroina e cocaina… Utilizzo.Nel Medioevo era usata anche per curare malattie della pelle; è un dolcificante adatto ai diabetici essendo priva di glucosio e composta solo da fruttosio; l’azione lassativa però ne limita l’uso ed è la più riconosciuta, data dal fatto che fa aumentare l’acqua nell’intestino. Con le foglie si faceva un tè che funzionava come sostituto della china contro la malaria. Per i greci era l’”albero del miele” e per i nibelunghi era una pianta sacra, magica e primordiale. Essendo la linfa della pianta collocata fra le radici e la chioma, la terra e il cielo, presenta e favorisce un ottimo equilibrio fra yin e yang.
Quetzal per Ciccio. All’insegna dell’alta qualità e della creatività si è sviluppata la collaborazione con Ciccio Sultano del rinomato Ristorante “Il Duomo” di Ragusa Ibla (Via Capitano Bocchieri 31): all’inizio c’è stata una sua visita al laboratorio per saggiarne l’atmosfera, le persone, il ritmo, poi è venuta qualche barretta prodotta per luiverso uno scambio fecondo che ci ha spinto a nuove attenzioni e sapori.
Pro
yecto Maria de Nazareth. Nel villaggio di San Juan Cotzal (Quiché) nel 1991, 80 donne, tutte vedove ed orfane della crudele repressione operata in Guatemala dall’esercito contro la popolazione indigena negli anni’80, si mettono insieme per sopravvivere con dignità e per continuare a creare stupendi tessuti con il tradizionale telaio a cintura, tramandano con colori e disegni l’intera cosmogonia maya: il sacro mais, cervi, tacchini e condor, il rombo che simboleggia la comunità, la X che indica l’intreccio del maschile e del femminile. Per loro riuscire a vendere i tessuti significa evitare di passare la stagione nella vicina piantagione di caffè, dove sono costrette a recarsi quando finiscono il raccolto di mais che coltivano sulle scarse terre della comunità: le condizioni di lavoro e di alloggio sono tremende, molti si ammalano, devono acquistare sia le medicine che il cibo nel negozio stesso della piantagione. Non di rado alla fine della stagione sono le lavoratrici che devono dei soldi al proprietario della piantagione. La piantagione è costantemente presidiata da uomini armati.Oltre a tessere le donne hanno imparato a cucire realizzando numerosi prodotti come braccialetti, portapenne, zainetti, borse di ogni foggia, centro tavola, porta-riviste, copritavola, tovagliette da colazione. Sono coordinate dalle suore della Sacra Famiglia, profondamente attente all’integrità
culturale maya e alla crescita di consapevolezza comunitaria.
Il Movimento per la Lotta contro la Fame nel Mondo nasce a Lodi nel 1964 con il proposito di combattere la denutrizione e il sottosviluppo. Nel 1983 diviene Organismo Non Governativo (O.N.G.). Fa parte della FOCSIV (Federazione degli Organismi Cristiani per il Servizio Internazionale Volontario). Ha scelto di operare con progetti di sviluppo e non nell’emergenza, soprattutto in Africa (Ciad, Etiopia, Rwanda, Congo) e ad Haiti. Ha in corso progetti sull’acqua e l’energia, sulla formazione informatica, sull’accoglienza dei minori con due case, una ospita a Bukavu (Congo) bimbe accusate di stregoneria e l’altra minori senza famiglia a Muhura (Rwanda). Opera attraverso le adozioni a distanza, la formazione e l’invio di volontari che intervengono nelle aree dei progetti, campagne di raccolta fondi e attività di comunicazione, la formazione per la cittadinanza e le scuole in Italia per accrescere la sensibilità verso la mondialità e per lo sviluppo integrale dell’essere umano. www.mlfm.it
UNIVERSITA’ DI SCIENZE GASTRONOMICHE di Pollenzo (Bra, CN) www.unisg.it Dal 20 al 25 maggio 2012 abbiamo accompagnato 6 studenti del primo anno e un tutor dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), legata a Slow Food, a spasso per gli Iblei, in uno dei viaggi che organizzano per piccoli gruppi di studenti alla scoperta di prodotti locali, filiere, memorie produttive legate ai territori. Dall’incontro nel 2011, durante una cena organizzata dalla Coop. Quetzal di Alba (CN), con Franca Chiarle, dello staff dell’Università, era nata l’idea di una collaborazione, concretizzatasi poi nel viaggio. L’Università privata ha sede nella magnifica residenza reale di campagna a Pollenzo che è stata ristrutturata ad hoc per ospitare ogni anno qualche centinaio di studenti e docenti sia italiani che stranieri nei vari corsi e nel master. Di alto livello (e relativi costi), offre una serie di servizi e strutture d’eccellenza per formare “gastronomi”, che poi professionalmente possono essere giornalisti, documentaristi, esperti di vini e di tradizioni culinarie, chef, guide e mille altre professioni. si stimolano la loro creatività e curiosità, di danno gli strumenti affinché possano approfondire e affinare passioni e competenze che ruotano intorno a tutti i linguaggi possibili e a tutti i gusti e le filosofie. A Modica abbiamo accompagnato i nostri ospiti in un viaggio-territorio (fanno ogni anno due viaggi, in Italia o all’estero) a visitare diverse realtà relative alle principali filiere alimentari della nostra zona (grano, latte, mandorle, olio, vino) e ad assaporarne le produzioni finali, valendoci della rete di soci, volontari, aziende, amici che abbiamo sul territorio.







