Archivio di marzo 2012

Il commercio equo e la corretta retribuzione dei produttori

Il commercio equo e la corretta retribuzione dei produttori

Si parla molto, in questi ultimi tempi, di commercio equo e solidale. Se ne parla a proposito di “incursioni” da parte delle grandi multinazionali, se ne parla per invocare una più equa distribuzione della ricchezza, se ne parla come risposta alla crisi che stiamo vivendo. Ma i valori che regolano e fondano il commercio equo e solidale non sono forse immediatamente percepiti da chi non vive quotidianamente i principi di questo Movimento.

Fare in modo che un’economia socialmente giusta sia preferibile a un’altra in cui solo pochi grandi attori si avvantaggiano a discapito dei più deboli
è lo scopo che il fair trade, il commercio equo e solidale, si è dato fin dalla sua nascita, più di cinquant’anni fa.

Coloro che hanno aderito a questo progetto hanno orientato le loro scelte di responsabilità e sostenibilità grazie alla costituzione di una rete di oltre 450 organizzazioni in 75 paesi oggi riunite all’interno dell’organizzazione mondiale del commercio equo (WFTO). In Italia, l’organizzazione di riferimento è AGICES (Associazione Generale Italiana Commercio Equo e Solidale), di cui fa parte Altromercato, la rete italiana che consorzia più di 300 Botteghe.

Queste organizzazioni si impegnano ogni giorno nella costruzione di relazioni continuative con i produttori: rafforzano la loro capacità produttiva, eliminano mediazioni inutili e sostengono progetti di sviluppo sociale locale. Inoltre, e questo è forse l’aspetto più cruciale della loro attività, le organizzazioni di commercio equo si impegnano a riconoscere ai produttori un “giusto” prezzo, negoziato insieme, che assicuri di coprire i costi e ricavare un guadagno. Un prezzo che permetta di essere competitivi sul mercato e al tempo stesso trasparenti nei confronti dei consumatori. Un prezzo, soprattutto, che non costringa i produttori a sfruttare la manodopera, che non incentivi il lavoro sommerso, che rispetti chi lavora.

Queste attività non riguardano solo il Sud del Mondo: coinvolgono anche belle realtà italiane, nate da chi ha messo la dignità delle persone al centro delle proprie azioni, nate dalla cooperazione, da terre liberate, dalla tutela di produttori e tradizioni locali. Un impegno che ci riguarda tutti e che Altromercato ha tradotto nel marchio Solidale Italiano.

Dopo le organizzazioni che operano nel commercio equo sono nati gli enti di certificazione dei prodotti equo solidali, come FLO e le varie affiliate nazionali. Gli enti propongono un marchio di garanzia alle imprese – piccole, medie, grandi, multinazionali – e in questo modo hanno contribuito ad allargare il mercato. A differenza della certificazione di un prodotto biologico (verificabile con prove di laboratorio e normata per legge) gli standard sociali non sono semplici da gestire, in quanto soggetti a valutazioni geografiche, politiche e culturali e la mancanza di quadro legislativo di riferimento per il rilascio della certificazione contribuisce ad innescare dinamiche conflittuali. Le organizzazioni interne al sistema esigono criteri selettivi e verifiche accurate, mentre le imprese che intendono entrare nel mercato fair attraverso prodotti a marchio spingono sugli enti di certificazione affinché i criteri da rispettare siano meno rigidi di quelli originari.

Questi conflitti tendono a disorientare i consumatori e non giovano a mantenere la rotta sui principi fondanti: oggi il commercio equo e solidale è un modello di autosviluppo riconosciuto dal mondo accademico e dalle istituzioni politiche, a partire dalla Commissione Europea, grazie al lavoro capillare svolto negli anni dalle organizzazioni ed è su questo impegno che le dinamiche del commercio stesso devono restare ancorate.

In Italia un prodotto può essere dichiarato equo solo se la sua componente fair supera il 50%, in valore o in peso. Altrettanto, nella rete dei negozi specializzati – le Botteghe del Mondo – sussiste un ulteriore requisito qualificante che obbliga l’esercizio a commercializzare almeno il 60% di articoli fair trade, configurandolo come una pratica originale ed innovativa di economia responsabile.

I numeri reali, scritti nei rendiconti economici e nei bilanci sociali, non mentono: l’impegno e la costanza che le organizzazioni, gli enti di certificazione e le aziende mettono al servizio della buona pratica del commercio equo e solidale sono accessibili a chiunque voglia informarsi.

Nel nostro paese il commercio equo ha enormi potenzialità di crescita attraverso una proposta fatta con convinzione e coerenza, per rispondere alle esigenze di consumatori sempre più attenti, sempre più inclini a dare un segno tangibile delle loro convinzioni anche attraverso il consumo, sempre meno disposti a subire le imposizioni del mercato, sempre più desiderosi di adottare modelli di consumo responsabile.

Per Il Consiglio di Amministrazione di Altromercato
il Presidente
Guido Vittorio Leoni

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Adelaide Melles

La nostra collaborazione con Adelaide Melles è nata un po’ per caso, dopo esserci conosciuti sul web ed aver scoperto di avere tante passioni in comune. La mitica Ady, come si fa chiamare, abita a Teramo, ridente cittadina a metà tra il Gran Sasso ed il mare, ma è nata a Napoli, città che adora e di cui ha spesso nostalgia. I suoi hobby e le sue passioni si fondono in una sola parola: la cucina.

La sua ricetta più famosa, che l’ha fatta conoscere sia in rete che nelle tv satellitari come Alice e Gamberorosso Channel è “Il ciambellone più soffice del mondo di Adelaide Melles”. Un giorno si è imbattuta in un ricettario di sua madre, un ricettario ordinato, senza correzioni, le pagine linde, che non destava la sua curiosità, tranne che per un particolare, una ricetta sottolineata diverse volte il che era molto strano!

Sua madre è un po’ “tedesca”, non di nascita ma di carattere, ferrea, ordinata, dal carattere forte e determinato, quindi trovare nel suo ricettario una ricetta sottolineata più volte e messa in evidenza, destò la sua curiosità. C’era scritto “Il ciambellone soffice”, copiò la ricetta e fece il ciambellone la sera stessa. Disse tra sè e sè che tranne la presenza dell’acqua nella ricetta non c’era proprio nulla di strano, poi l’assaggiò e lì capì: era veramente soffice come nessun altro. Il giorno dopo rimaneva ancora soffice e il giorno dopo ancora. Così nacque con la benedizione di sua madre “Il ciambellone più soffice del mondo”, che l’ha resa famosa!

Abbiamo avuto il piacere di ospitare Adelaide in occasione di Chocobarocco 2011, durante il quale ha tenuto due laboratori di cucina, uno per bambini ed uno per adulti, ed ha realizzato una squisita cena a base di cioccolato, così come lei stessa scrive sul suo blog.

Da più di un anno condividiamo con Adelaide una bella amicizia con una grande foodblogger, grande persona e infaticabile collaboratrice quale lei è!

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Ricominciamo dal pane e… cioccolato!

È iniziata giovedì 8 Marzo, la golosa promozione sugli spalmabili e sulle cioccolate che saranno in degustazione con il pane bio di Singola Camera da Tè tutti i giovedì di marzo… e non solo: Singola propone la vendita del suo buonissimo pane a lievitazione naturale con pasta madre fatto con grani e semi siciliani certificati bio, tutti i giovedì

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Le Solide Utopie n°10 febbraio/marzo 2012

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